domenica 15 marzo 2009

Un amico di Michele

Ho conosciuto Michele in ospedale, nei brevi momenti che io e mia moglie giornalmente ci siamo offerti di concederci con rispetto alla sua disperata ricerca di qualcuno disposto ad ascoltare. Purtroppo io e mia moglie per motivi diversi conosciamo bene quelle urla strazianti di aiuto, quella profonda solitudine, quella umiliante sensazione di umiliazione, quella straziante capacità di estraniarsi nel raccontare della propria vita, necessaria per evitare di farsi ogni volta del male, quelle sensazioni di vuoto, che le espressioni, i gesti e le risposte delle persone con cui parli ti lasciano dentro. In questi giorni ho conosciuto una persona completamente diversa da quella immaginata dalla descrizione di pluri pregiudicato, o conosciuto un Michele Vittima di una infanzia negata, un’adolescenza bruciata, un inserimento forzato in una vita sbagliata, ma dentro di lui un Michele che ha visto un mondo diverso, un mondo migliore un mondo fatto di infanzia e adolescenza di convivenza civile di famiglie di figli, lui ha tentato di entrare in questo mondo purtroppo dalla porta sbagliata, a ricevuto solo umiliazioni, sofferenza, indifferenza, vergogna e sensi di colpa. Ma lui crede ancora in quello che ha visto.

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